giovedì 26 aprile 2018

Smaltire farmaci scaduti, ecco come fare

Da sempre uno dei problemi delle persone in generale riguarda l'uso e lo smaltimento dei farmaci. Nel momento in cui ci troviamo di fronte un medicinale scaduto come dovremmo comportarci? O per meglio dire come devono essere smaltiti i farmaci non più utilizzabili? In questo caso le filosofie di pensiero sono davvero tante, motivo per cui sono nate anche delle manifestazioni concentrate su queste azioni che permettono la raccolta del farmaco ormai non utilizzabile, ma scopriamo nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Farmaci scaduti, dove buttarli? 

L'errore che in molti di noi con mettono nel momento in cui si trovano di fronte a un farmaco scaduto, senza ombra di dubbio, è quello di gettarlo all'interno della spazzatura. Questo tipo di azione comporta dei problemi non indifferenti, soprattutto nelle città dove non è ancora attiva il 100% la raccolta differenziata. Se un farmaco viene gettato all'interno della l'immondizia personale è successivamente accettato nei cassonetti sappiate che vi sono delle problematiche non indifferenti, tra queste troviamo i cani randagi e i senzatetto.
I cani randagi solitamente cercano del cibo all'interno della spazzatura, motivo per cui possono imbattersi molto più facilmente con un flacone di farmaci scaduti e ingerirli senza averne la condizione reale. Differentemente a volte capita per i clochard che magari cercando cibo all'interno della spazzatura, decidano di usarli come “droghe”. Sulla base di tali motivazioni infatti si è reso necessario far nascere diffondere a macchia d'olio manifestazioni internazionali come la giornata mondiale della raccolta del farmaco. In occasioni come questa al bancone vengono portati tutti i farmaci non utilizzati ma molto più semplicemente quelli scaduti, al fine di fare una selezione e impedire che questi vengono dispersi nell'ambiente, o che possono causare gravi danni come quelli che vi abbiamo appena accennato.

Come smaltire i farmaci scaduti? 

Tenete bene in mente che nel momento in cui parliamo di farmaci scaduti stiamo facendo riferimento a rifiuti pericolosi, come olio da cucina, pile, batterie, colle, disinfettanti ecc… la domanda dunque che resta a galla è la seguente: come smaltire farmaci scaduti? In ogni città che ha messo in pratica la raccolta differenziata, i farmaci scaduti vanno all'interno di un cassonetto rosso dedicato appositamente. Badate bene che all'interno di questo cassonetto rosso vanno tutti i tipi di sciroppi tutti i farmaci in pastiglie compresse, farmaci in flaconi, informati pomata, fiale per iniezioni e disinfettanti. State bene Attenti perché i vari contenitori che possono essere di plastica o di carta, devono essere gettati negli appositi contenitori di riferimento come siete già abituati a fare con altro tipo di rifiuto da smaltire. Nel caso in cui abbiate alcune difficoltà ricordate sempre che per lo smaltimento di rifiuti speciali a Roma potete fare riferimento ad aziende che operano nel settore come la Nieco, O più semplicemente rivolgervi ad alcune farmacie di fiducia che potranno indirizzarmi su come gestirvi o a chi potermi affidare.

venerdì 23 marzo 2018

Come restituire modem Tiscali in comodato d’uso

Il mercato della telefonia è molto concorrenziale e la “guerra delle tariffe” spinge sempre più spesso i consumatori a migrare da un gestore all’altro nella speranza del risparmio. Indubbiamente Tiscali è tra i gestori più concorrenziali con le migliori offerte e il miglior rapporto qualità del servizio/prezzo; per qualsiasi evenienza potrebbe, però, essere necessario disdire l’abbonamento Tiscali, o la linea fissa e l’ADSL. La disdetta Tiscali non è complicata da fare: è sufficiente scaricare il modulo di disdetta e inviarlo compilato entro i tempi di preavviso previsti dal gestore. Se si possiede un contratto che include internet e il possesso di un modem Tiscali in comodato d’uso sarà necessario restituirlo nelle modalità che andremo ad illustrare.

La restituzione del modem Tiscali

Quando si decide di disattivare una linea telefonica con ADSL e modem Tiscali è necessario restituire tutti gli apparecchi avuti a noleggio e che erano funzionali all’accesso e all’utilizzo dei servizi ADSL o VOiP come:
Modem;
Cordless;
Router;
Mode voce wi-fi.
Tutti i dispositivi ricevuti in dotazione, dunque, dovranno essere restituiti e le spese di spedizione sono a carico del consumatore. I dispositivi devono essere spediti al seguente indirizzo:
Tiscali Italia S.p.A. C/o filiale magazzino SDA – Cagliari, Via Betti s.n.c. in Zona Industriale CASIC Est -  CAP 09030 -  Elmas Cagliari. La restituzione deve essere preceduta dalla richiesta di disdetta, il cui modulo debitamente compilato dovrà essere spedito agli uffici di:
Tiscali Italia S.p.A., Ufficio Gestione Contratti
Località Sa Illetta, Strada Statale 195 km 2.300
09123 Cagliari
La mancata restituzione dei dispositivi in comodato d’uso comporta l’addebito di una multa o penale di varia entità:
60 € per i dispositivi in possesso da meno di o pari a 1 anno;
40 € per i dispositivi in possesso da meno di o pari a 2 anni;
20 € per i dispositivi in possesso da oltre 2 anni.

Quali sono i costi di disattivazione del servizio Tiscali

La disdetta anticipata di un abbonamento Tiscali varia da un minimo di 26 € a un massimo di 70 €. Per disdetta anticipata si intende la richiesta di disattivazione prima della scadenza naturale del contratto telefonico. La variabilità dei costi di disdetta dipendono da diversi fattori:
Tipologie di servizio (Fibra, ADSL, Voce e così via);
Tipologia del codice di migrazione (che si trova sull’ultima pagina della fattura o accedendo all’area client del sito internet);
Scopo del recesso (passaggio a altro operatore, decesso del titolare dell’abbonamento, cessazione).

martedì 20 marzo 2018

Adempimenti per la pensione di reversibilità

Una volta adempiute le onoranze funebri e reso omaggio alla dipartita del caro estinto con l’aiuto di una valida agenzia funebre come la Cattolica San Lorenzo (clicca qui per informazioni), subentrano le pratiche burocratiche relative alla successione e all’eventuale riconoscimento della pensione di reversibilità o pensione ai superstiti  che altro non è che l’indennità spettante ai familiari del defunto qualora fosse un lavoratore o un pensionato regolarmente iscritto dalle gestioni previdenziali dell’INPS. Non tutti i familiari possono ricevere la pensione di reversibilità. L’INPS prevede casi e regole particolari che ne determinano i requisiti e l’importo.

Pensione di reversibilità: chi sono gli aventi diritto

La pensione di reversibilità spetta ai familiari del defunto iscritto alla gestione previdenziale INPS nel seguente ordine e grado:
Coniuge (anche se separato o divorziato) o compagno come da unione civile anche se non considerati a carico;
Figli legittimi ed equiparati (se di età inferiore a 18 anni, studenti a carico del genitore deceduto e non oltre il 26° anno di età, figli adottivi o riconosciuti);
Nipoti (se minorenni, conviventi e a carico del defunto);
Genitori (in assenza di coniugi e figli o che al momento della morte del percipiente abbiano compiuto 65 anni e non sono titolari di pensione e risultino a carico del lavoratore o pensionato deceduto);
Fratelli e sorelle (in assenza di coniugi, figli e genitori e solo se celibi o nubili e inabili al lavoro, non titolari di pensione e a carico del deceduto).

Quali sono le quote spettanti: calcolo della reversibilità

La pensione di reversibilità, qualora spettante, viene corrisposta a partire dal primo giorno del mese successivo la morte del lavoratore o pensionato.
In ogni caso, l’assegno non contempla l’intero importo della pensione, ma corrisponde ad una specifica percentuale a seconda del grado di parentela. Le aliquote di reversibilità si calcolano sul totale della pensione e corrispondono al:
60% per il coniuge senza figli;
80% per il coniuge con un figlio a carico;
100% per il coniuge con due o più figli minori e a carico.
Le aliquote di reversibilità cambiano, inoltre, a seconda che siano i figli o i genitori o i fratelli/sorelle gli aventi diritto all’assegno di reversibilità.
La domanda per ottenere la pensione di reversibilità si inoltra all’INPS tramite modulo online (e accesso privato con codice PIN) o per intermediazione di un ente di patronato (come il CAF o altro ente abilitato).

giovedì 15 marzo 2018

La gestione documentale: cos’è?

Le aziende che operano nella gestione ambientale e dei rifiuti sono a loro volta produttrici di una grande mole di documenti (modulistica, fatture, permessi, autorizzazioni) che – una volta scaduti i termini obbligatori di archiviazione – possono essere distrutti. Gli archivi, spesso, sono abbandonati a se stessi, simili a depositi di documenti, per cui la gestione documentale è bene che sia affidata a servizi di consulenza rifiuti. A volte, le stesse società di consulenza come la Nova Ecologica effettuano servizi di gestione documentale e macero certificato.

Cos’è la gestione documentale

Per gestione documentale si intende il sistema di processo documentale di un’azienda in modo condiviso attraverso il quale è possibile archiviare e rintracciare in tempo reale documenti, file, informazioni in formato elettronico.
Studi recenti rivelano che entro il 2020 ci sarà un incremento del 60% dei documenti digitali con un volume di dati eccezionale da gestire, ma allo stesso tempo un terzo delle aziende europee non è in grado di gestire né proteggere i documenti, molti dei quali contengono dati sensibili: ben il 31% delle società perde i documenti importanti, mentre il 24% non riesce a tracciare né monitorare le informazioni relative al proprio business.
Un processo di gestione documentale si articola in fasi che sono:

  • La scansione dei documenti cartacei (imaging);
  • Catalogazione dei file tramite tag (indicizzazione);
  • Creazione di un data base dei documenti in versione elettronica per automatizzare i processi di ricerca, aumentare l’accessibilità e fruibilità delle informazioni, garantire nel tempo validità legale e fiscale (archiviazione digitale);
  • Diversificazione dei formati elettronici di archiviazione (conversione);
  • Rintracciabilità dei documenti (recupero);
  • Eliminazione dei documenti se necessario (distruzione).

Macero certificato e secure shredding

Quando si presenta la necessità di distruggere dei documenti contenenti dati sensibili non si può ricorrere al macero. La distruzione di qualsiasi informazione sensibile che sia su supporto cartaceo o informatico deve essere svolta secondo quanto stabilito dal Decreto legislativo 196/03 e  normativa DIN 66399. La legge prevede che il possessore del documento da distruggere deve obbligatoriamente rendere inutilizzabile il dato sensibile contenuto e non renderlo collegabile al soggetto interessato. In base al grado di “sensibilità”, i dati conservati ricevono diverse classi di protezione. Ma quando si tratta di distruzione è bene rivolgersi ad aziende esperte in grado di rilasciare anche una certificazione affinché il macero sia eseguito in modo corretto e senza fuga dei dati (macero certificato). Il servizio di macero certificato è particolarmente rivolto alle banche e istituti di credito, agenzie assicurative, pubbliche amministrazioni, industrie che desiderano proteggere il segreto industriale, aziende che svolgono ricerca, aziende sanitarie.
La distruzione degli archivi cartacei contenenti dati sensibili deve essere svolta in conformità al “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il macero certificato o secure shredding deve essere pertanto affidato a un’impresa specializzata nel servizio, in grado di eseguire il macero secondo normativa e che a termine del processo fornisca la certificazione di macero documentale, anche questa redatta in conformità alle norme prescritte.

martedì 13 marzo 2018

Assicurazioni RCA, quali i veicoli più assicurati

Per qualcosa che piace, si sa, ogni individuo è disposto a spendere molto. Per gli uomini soprattutto, l'automobile rappresenta qualcosa di importante, quasi uno status-symbol, oltre che naturalmente di utile. Tuttavia, una volta acquistata, soprattutto quella dei sogni, si fa attenzione a proteggerla in tutti i modi. Questa "protezione", sotto forma anche di copertura RCA, tuttavia tende a costare e molte persone cercano una assicurazione auto low cost, che non faccia spendere molto denaro. Tante sono le tipologie di copertura che si possono sottoscrivere, così come diverse le società a cui ci si può rivolgere. Sui costi possono incidere diversi fattori, dall'età dell'assicurato alla sua provincia di residenza, passando anche per il modello di automobile posseduto. Comunque, quali sono i veicoli più assicurati nel nostro Paese e qual è la tipologia dell'automobilista che generalmente richiede una copertura per sinistri, soprattutto online?

Macchine e coperture assicurative

In questa particolare classifica, le vetture più assicurate da parte degli uomini sono per la maggior parte del gruppo Fiat o FCA. Infatti, ai primi posti troviamo la Grande Punto e le altre serie della Punto. Seguono poi la prima automobile straniera, la Ford Fiesta, che precede un'altra Fiat molto apprezzata, soprattutto dai giovani, come la Panda. Poi troviamo altre vetture estere, come la tedesca Volkswagen Golf, l'americana Focus del gruppo Ford ed infine la francese Renault Clio. Molto simile è la situazione che si riscontra tra le donne. Queste tendono a guidare ed assicurare soprattutto automobili Fiat, come la 500, ma non disdegnano anche la Panda, la Punto e la meno diffusa Seicento. Seguono poi delle vetture straniere, quali la francese Citroen C3, la giapponese Toyota Yaris e poi l'americana Ford Focus. Come si può notare, si tende a preferire maggiormente macchine italiane e di media categoria.

Profilo generale dell'assicurato online

Tra gli uomini vi è una età media di circa 45 anni, generalmente lavora come impiegato o anche operaio, che si ritrova nella quarta classe di merito. E a richiedere preventivi online sono la stragrande maggioranza degli automobilisti complessivi, circa il 72%, rispetto al restante che ancora preferisce passare direttamente dalle agenzie assicurative presenti sul territorio. Infine, il costo medio pagato da ciascuno per una copertura è di 820 Euro. Anche per le donne l'età media è di 45 anni e sono per la maggior parte impiegate, sebbene vi siano anche moltissime casalinghe. La classe di merito è, anche in questo caso, uguale a quella degli uomini, quindi la quarta. Tuttavia, la grande differenza rispetto ai maschi, è che a prendere informazioni e preventivi online sono una ristretta percentuale, il 28% delle donne che complessivamente posseggono un'automobile. La tariffa media pagata da queste si attesta sui 672 Euro.

Tfr, scopriamo cos'è

In termini generali e maggiormente conosciuti prima veniva chiamato buonuscita o liquidazione, il cosiddetto "Tfr" (come è definito attualmente) rappresenta in pratica una delle voci più importanti, da diversi punti di vista, della busta paga di un lavoratore. Un elemento che, negli ultimi anni, ha visto anche importanti novità normative e che coinvolge tutti i dipendenti, ma in particolare quei soggetti prossimi alla pensione e che dovranno effettuare il calcolo del Tfr.

Nonostante apparentemente sembri qualcosa di complicato, in realtà dietro questo termine si nasconde una quota importante di denaro che ciascun lavoratore dovrebbe ricevere dall'azienda per cui lavora o ha lavorato. Cerchiamo quindi di approfondire questo argomento, provando a capire cosa sia di preciso tale trattamento, a chi spetti ed in quale percentuale e, soprattutto, per quale motivo sia molto importante per un lavoratore.

Cos'è il Tfr e a chi spetta

Il Trattamento di Fine Rapporto, chiamato come detto anche buonuscita o liquidazione, non è altro che una somma di denaro che, mensilmente, ciascun datore di lavoro deve mettere da parte per un proprio dipendente e variabile in base allo stipendio. Una sorta di salvadanaio che l'azienda riempie e conserva per ciascun lavoratore e di cui questi potrà usufruire in determinate situazioni. Tale somma mensile è versata e visibile come una delle voci all'interno della busta paga.
Questa elargizione spetta a ciascun lavoratore al momento della conclusione del rapporto di lavoro con un'azienda, per qualsiasi tipo di ragione: nel caso il soggetto si sia dimesso o venga licenziato, abbia termine la naturale scadenza del contratto e sia se avesse raggiunto l'età pensionabile. Questo trattamento economico, di diritto, deve essere concesso ad una persona da ciascuna società per cui esso ha lavorato.

Come si calcola il Tfr e cosa se ne può fare

Negli ultimi anni si sono ampliate le possibili scelte di un lavoratore su cosa poter fare di questa somma di denaro. Si può lasciare in azienda per farla maturare e poi ottenerla appunto al momento dell'età pensionabile oppure può essere destinata verso un fondo pensione, ritenuto più vantaggioso e redditizio dal singolo lavoratore. O, ancora, può essere anche richiesta subito da questi (ma solo da alcune tipologie di dipendenti), direttamente in busta paga e mensilmente, purché sussistano alcune fondamentali condizioni.

Tra queste troviamo: anzianità lavorativa di almeno 8 anni in un'azienda; la quota richiesta non può essere superiore al 70% dell'importo complessivo del Tfr maturato; le cause che giustificano tale elargizione anticipata siano importanti per sé o i propri familiari. Ad esempio, per spese straordinarie di natura medico-sanitaria, per l'acquisto di una prima casa e per spese in caso di congedo di maternità o altri tipi di congedi.

Il trattamento spettante si calcola partendo dalla retribuzione lorda annua da dividere per il quoziente di 13,5. Tale cifra ottenuta poi, negli anni successivi al primo, subisce una rivalutazione ogni 31 Dicembre, determinata da un tasso fisso e da una percentuale dell'indice Istat dell'inflazione.     

venerdì 6 ottobre 2017

L’importanza della musica nei riti funebri

I riti funebri – da sempre, in tutte le culture e indipendentemente dalla religione – sono accompagnati dalla musica, una musica idonea per l’occasione e che soprattutto nelle odierne onoranze funebri è data per scontata, delegata ad altri e alla quale sia i familiari che i rappresentanti delle imprese funebri danno poca attenzione, spesso trovandosi nell’imbarazzo di non sapere cosa consigliare. Le agenzie di  onoranze funebri a Roma ripongono, invece, la giusta attenzione alla scelta musicale per i riti funebri forse perché la capitale è spesso teatro di esequie di Stato, funerali di VIP, riti solenni, cerimonie per le esequie dei Papi a volte trasmesse in TV, per cui le imprese di onoranze funebri, come La Cattolica San Lorenzo, fanno attenzione anche alla scelta musicale, premurandosi di offrire conforto ai familiari anche in queste incombenze ritenute minori.

Perché la musica è importante nei riti funebri?

La musica nei riti funebri è un elemento che inconsapevolmente contribuisce ai meccanismi di elaborazione del lutto fin dal primo istante, fin dal momento più doloroso dell’estremo addio alla persona defunta. Infatti,
  • La musica evita il silenzio eccessivo nelle fasi più dolorose del funerale: sebbene il silenzio sia importante nell’elaborazione del lutto, non è sempre tale durante il funerale, quando c’è il riconoscimento comunitario della perdita e il silenzio può creare varchi in cui si insinua il dolore, intenso e insopportabile;
  • La musica favorisce il raccoglimento: dove le parole non servono o non bastano, nei momenti di silenzio della funzione, la musica contribuisce a colmare i silenzi e allo stesso tempo evitare che qualcuno si avvicini per parlare o disturbare. Ascoltare la musica, aiuta tutti i presenti a concentrarsi e lasciarsi andare ai ricordi;
  • La musica agevola il pianto: il pianto durante i riti funebri non è negativo, ma una naturale valvola di sfogo. La musica come un balsamo può indurre alla commozione, non come banale esternalizzazione del dolore, ma come sollievo e sfogo per il dolore della perdita subita.
  • La musica avvicina e accomuna: i partecipanti a un funerale si riconoscono nella caducità della vita e nella sua fugacità, e la musica contribuisce a creare un senso di affiatamento, comunione e vicinanza ai familiari che hanno subito il lutto, nella consapevolezza che la morte è ineluttabile e non risparmia nessuno.
È evidente che la musica per i riti funebri deve essere sempre rispettosa delle sensibilità e deve saper trovare l’equilibrio armonico tra suono e silenzio, pieno e vuoto che rispecchiano gli stati d’animo delle persone in lutto.


Cenni sulla storia della musica sacra per i riti funebri


I Canti Gregoriani rappresentano la musica sacra per eccellenza, solenne, seria, importante, che concilia la meditazione e favorisce il silenzio e la contemplazione. La musica gregoriana è anche la più antica forma musicale di celebrazione, ivi inclusa la commemorazione della morte. Su ispirazione della musica gregoriana, nei secoli, molti musicisti si sono cimentati nelle scrittura di partiture dedicate all’estremo saluto, basti citare la nota Messa da Requiem di Mozart (tra l’altro, la sua ultima composizione) o la Messa in Requiem di Giuseppe Verdi (scritta per la commemorazione di Alessandro Manzoni, suo grande amico ed estimatore). Un genere musicale a volte prestato alle onoranze funebri è il jazz, ispirato alla musica funebre suonata durante i funerali di New Orleans dove si passa dalle note tristi a quelle allegre in un crescendo emotivo, svolgendo a pieno, e in modo diverso, alla funzione catartica e liberatoria della musica durante i funerali.