In termini generali e maggiormente conosciuti prima veniva chiamato buonuscita o liquidazione, il cosiddetto "Tfr" (come è definito attualmente) rappresenta in pratica una delle voci più importanti, da diversi punti di vista, della busta paga di un lavoratore. Un elemento che, negli ultimi anni, ha visto anche importanti novità normative e che coinvolge tutti i dipendenti, ma in particolare quei soggetti prossimi alla pensione e che dovranno effettuare il calcolo del Tfr.
Nonostante apparentemente sembri qualcosa di complicato, in realtà dietro questo termine si nasconde una quota importante di denaro che ciascun lavoratore dovrebbe ricevere dall'azienda per cui lavora o ha lavorato. Cerchiamo quindi di approfondire questo argomento, provando a capire cosa sia di preciso tale trattamento, a chi spetti ed in quale percentuale e, soprattutto, per quale motivo sia molto importante per un lavoratore.
Cos'è il Tfr e a chi spetta
Il Trattamento di Fine Rapporto, chiamato come detto anche buonuscita o liquidazione, non è altro che una somma di denaro che, mensilmente, ciascun datore di lavoro deve mettere da parte per un proprio dipendente e variabile in base allo stipendio. Una sorta di salvadanaio che l'azienda riempie e conserva per ciascun lavoratore e di cui questi potrà usufruire in determinate situazioni. Tale somma mensile è versata e visibile come una delle voci all'interno della busta paga.
Questa elargizione spetta a ciascun lavoratore al momento della conclusione del rapporto di lavoro con un'azienda, per qualsiasi tipo di ragione: nel caso il soggetto si sia dimesso o venga licenziato, abbia termine la naturale scadenza del contratto e sia se avesse raggiunto l'età pensionabile. Questo trattamento economico, di diritto, deve essere concesso ad una persona da ciascuna società per cui esso ha lavorato.
Come si calcola il Tfr e cosa se ne può fare
Negli ultimi anni si sono ampliate le possibili scelte di un lavoratore su cosa poter fare di questa somma di denaro. Si può lasciare in azienda per farla maturare e poi ottenerla appunto al momento dell'età pensionabile oppure può essere destinata verso un fondo pensione, ritenuto più vantaggioso e redditizio dal singolo lavoratore. O, ancora, può essere anche richiesta subito da questi (ma solo da alcune tipologie di dipendenti), direttamente in busta paga e mensilmente, purché sussistano alcune fondamentali condizioni.
Tra queste troviamo: anzianità lavorativa di almeno 8 anni in un'azienda; la quota richiesta non può essere superiore al 70% dell'importo complessivo del Tfr maturato; le cause che giustificano tale elargizione anticipata siano importanti per sé o i propri familiari. Ad esempio, per spese straordinarie di natura medico-sanitaria, per l'acquisto di una prima casa e per spese in caso di congedo di maternità o altri tipi di congedi.
Il trattamento spettante si calcola partendo dalla retribuzione lorda annua da dividere per il quoziente di 13,5. Tale cifra ottenuta poi, negli anni successivi al primo, subisce una rivalutazione ogni 31 Dicembre, determinata da un tasso fisso e da una percentuale dell'indice Istat dell'inflazione.
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