giovedì 15 marzo 2018

La gestione documentale: cos’è?

Le aziende che operano nella gestione ambientale e dei rifiuti sono a loro volta produttrici di una grande mole di documenti (modulistica, fatture, permessi, autorizzazioni) che – una volta scaduti i termini obbligatori di archiviazione – possono essere distrutti. Gli archivi, spesso, sono abbandonati a se stessi, simili a depositi di documenti, per cui la gestione documentale è bene che sia affidata a servizi di consulenza rifiuti. A volte, le stesse società di consulenza come la Nova Ecologica effettuano servizi di gestione documentale e macero certificato.

Cos’è la gestione documentale

Per gestione documentale si intende il sistema di processo documentale di un’azienda in modo condiviso attraverso il quale è possibile archiviare e rintracciare in tempo reale documenti, file, informazioni in formato elettronico.
Studi recenti rivelano che entro il 2020 ci sarà un incremento del 60% dei documenti digitali con un volume di dati eccezionale da gestire, ma allo stesso tempo un terzo delle aziende europee non è in grado di gestire né proteggere i documenti, molti dei quali contengono dati sensibili: ben il 31% delle società perde i documenti importanti, mentre il 24% non riesce a tracciare né monitorare le informazioni relative al proprio business.
Un processo di gestione documentale si articola in fasi che sono:

  • La scansione dei documenti cartacei (imaging);
  • Catalogazione dei file tramite tag (indicizzazione);
  • Creazione di un data base dei documenti in versione elettronica per automatizzare i processi di ricerca, aumentare l’accessibilità e fruibilità delle informazioni, garantire nel tempo validità legale e fiscale (archiviazione digitale);
  • Diversificazione dei formati elettronici di archiviazione (conversione);
  • Rintracciabilità dei documenti (recupero);
  • Eliminazione dei documenti se necessario (distruzione).

Macero certificato e secure shredding

Quando si presenta la necessità di distruggere dei documenti contenenti dati sensibili non si può ricorrere al macero. La distruzione di qualsiasi informazione sensibile che sia su supporto cartaceo o informatico deve essere svolta secondo quanto stabilito dal Decreto legislativo 196/03 e  normativa DIN 66399. La legge prevede che il possessore del documento da distruggere deve obbligatoriamente rendere inutilizzabile il dato sensibile contenuto e non renderlo collegabile al soggetto interessato. In base al grado di “sensibilità”, i dati conservati ricevono diverse classi di protezione. Ma quando si tratta di distruzione è bene rivolgersi ad aziende esperte in grado di rilasciare anche una certificazione affinché il macero sia eseguito in modo corretto e senza fuga dei dati (macero certificato). Il servizio di macero certificato è particolarmente rivolto alle banche e istituti di credito, agenzie assicurative, pubbliche amministrazioni, industrie che desiderano proteggere il segreto industriale, aziende che svolgono ricerca, aziende sanitarie.
La distruzione degli archivi cartacei contenenti dati sensibili deve essere svolta in conformità al “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il macero certificato o secure shredding deve essere pertanto affidato a un’impresa specializzata nel servizio, in grado di eseguire il macero secondo normativa e che a termine del processo fornisca la certificazione di macero documentale, anche questa redatta in conformità alle norme prescritte.

martedì 13 marzo 2018

Assicurazioni RCA, quali i veicoli più assicurati

Per qualcosa che piace, si sa, ogni individuo è disposto a spendere molto. Per gli uomini soprattutto, l'automobile rappresenta qualcosa di importante, quasi uno status-symbol, oltre che naturalmente di utile. Tuttavia, una volta acquistata, soprattutto quella dei sogni, si fa attenzione a proteggerla in tutti i modi. Questa "protezione", sotto forma anche di copertura RCA, tuttavia tende a costare e molte persone cercano una assicurazione auto low cost, che non faccia spendere molto denaro. Tante sono le tipologie di copertura che si possono sottoscrivere, così come diverse le società a cui ci si può rivolgere. Sui costi possono incidere diversi fattori, dall'età dell'assicurato alla sua provincia di residenza, passando anche per il modello di automobile posseduto. Comunque, quali sono i veicoli più assicurati nel nostro Paese e qual è la tipologia dell'automobilista che generalmente richiede una copertura per sinistri, soprattutto online?

Macchine e coperture assicurative

In questa particolare classifica, le vetture più assicurate da parte degli uomini sono per la maggior parte del gruppo Fiat o FCA. Infatti, ai primi posti troviamo la Grande Punto e le altre serie della Punto. Seguono poi la prima automobile straniera, la Ford Fiesta, che precede un'altra Fiat molto apprezzata, soprattutto dai giovani, come la Panda. Poi troviamo altre vetture estere, come la tedesca Volkswagen Golf, l'americana Focus del gruppo Ford ed infine la francese Renault Clio. Molto simile è la situazione che si riscontra tra le donne. Queste tendono a guidare ed assicurare soprattutto automobili Fiat, come la 500, ma non disdegnano anche la Panda, la Punto e la meno diffusa Seicento. Seguono poi delle vetture straniere, quali la francese Citroen C3, la giapponese Toyota Yaris e poi l'americana Ford Focus. Come si può notare, si tende a preferire maggiormente macchine italiane e di media categoria.

Profilo generale dell'assicurato online

Tra gli uomini vi è una età media di circa 45 anni, generalmente lavora come impiegato o anche operaio, che si ritrova nella quarta classe di merito. E a richiedere preventivi online sono la stragrande maggioranza degli automobilisti complessivi, circa il 72%, rispetto al restante che ancora preferisce passare direttamente dalle agenzie assicurative presenti sul territorio. Infine, il costo medio pagato da ciascuno per una copertura è di 820 Euro. Anche per le donne l'età media è di 45 anni e sono per la maggior parte impiegate, sebbene vi siano anche moltissime casalinghe. La classe di merito è, anche in questo caso, uguale a quella degli uomini, quindi la quarta. Tuttavia, la grande differenza rispetto ai maschi, è che a prendere informazioni e preventivi online sono una ristretta percentuale, il 28% delle donne che complessivamente posseggono un'automobile. La tariffa media pagata da queste si attesta sui 672 Euro.

Tfr, scopriamo cos'è

In termini generali e maggiormente conosciuti prima veniva chiamato buonuscita o liquidazione, il cosiddetto "Tfr" (come è definito attualmente) rappresenta in pratica una delle voci più importanti, da diversi punti di vista, della busta paga di un lavoratore. Un elemento che, negli ultimi anni, ha visto anche importanti novità normative e che coinvolge tutti i dipendenti, ma in particolare quei soggetti prossimi alla pensione e che dovranno effettuare il calcolo del Tfr.

Nonostante apparentemente sembri qualcosa di complicato, in realtà dietro questo termine si nasconde una quota importante di denaro che ciascun lavoratore dovrebbe ricevere dall'azienda per cui lavora o ha lavorato. Cerchiamo quindi di approfondire questo argomento, provando a capire cosa sia di preciso tale trattamento, a chi spetti ed in quale percentuale e, soprattutto, per quale motivo sia molto importante per un lavoratore.

Cos'è il Tfr e a chi spetta

Il Trattamento di Fine Rapporto, chiamato come detto anche buonuscita o liquidazione, non è altro che una somma di denaro che, mensilmente, ciascun datore di lavoro deve mettere da parte per un proprio dipendente e variabile in base allo stipendio. Una sorta di salvadanaio che l'azienda riempie e conserva per ciascun lavoratore e di cui questi potrà usufruire in determinate situazioni. Tale somma mensile è versata e visibile come una delle voci all'interno della busta paga.
Questa elargizione spetta a ciascun lavoratore al momento della conclusione del rapporto di lavoro con un'azienda, per qualsiasi tipo di ragione: nel caso il soggetto si sia dimesso o venga licenziato, abbia termine la naturale scadenza del contratto e sia se avesse raggiunto l'età pensionabile. Questo trattamento economico, di diritto, deve essere concesso ad una persona da ciascuna società per cui esso ha lavorato.

Come si calcola il Tfr e cosa se ne può fare

Negli ultimi anni si sono ampliate le possibili scelte di un lavoratore su cosa poter fare di questa somma di denaro. Si può lasciare in azienda per farla maturare e poi ottenerla appunto al momento dell'età pensionabile oppure può essere destinata verso un fondo pensione, ritenuto più vantaggioso e redditizio dal singolo lavoratore. O, ancora, può essere anche richiesta subito da questi (ma solo da alcune tipologie di dipendenti), direttamente in busta paga e mensilmente, purché sussistano alcune fondamentali condizioni.

Tra queste troviamo: anzianità lavorativa di almeno 8 anni in un'azienda; la quota richiesta non può essere superiore al 70% dell'importo complessivo del Tfr maturato; le cause che giustificano tale elargizione anticipata siano importanti per sé o i propri familiari. Ad esempio, per spese straordinarie di natura medico-sanitaria, per l'acquisto di una prima casa e per spese in caso di congedo di maternità o altri tipi di congedi.

Il trattamento spettante si calcola partendo dalla retribuzione lorda annua da dividere per il quoziente di 13,5. Tale cifra ottenuta poi, negli anni successivi al primo, subisce una rivalutazione ogni 31 Dicembre, determinata da un tasso fisso e da una percentuale dell'indice Istat dell'inflazione.     

venerdì 6 ottobre 2017

L’importanza della musica nei riti funebri

I riti funebri – da sempre, in tutte le culture e indipendentemente dalla religione – sono accompagnati dalla musica, una musica idonea per l’occasione e che soprattutto nelle odierne onoranze funebri è data per scontata, delegata ad altri e alla quale sia i familiari che i rappresentanti delle imprese funebri danno poca attenzione, spesso trovandosi nell’imbarazzo di non sapere cosa consigliare. Le agenzie di  onoranze funebri a Roma ripongono, invece, la giusta attenzione alla scelta musicale per i riti funebri forse perché la capitale è spesso teatro di esequie di Stato, funerali di VIP, riti solenni, cerimonie per le esequie dei Papi a volte trasmesse in TV, per cui le imprese di onoranze funebri, come La Cattolica San Lorenzo, fanno attenzione anche alla scelta musicale, premurandosi di offrire conforto ai familiari anche in queste incombenze ritenute minori.

Perché la musica è importante nei riti funebri?

La musica nei riti funebri è un elemento che inconsapevolmente contribuisce ai meccanismi di elaborazione del lutto fin dal primo istante, fin dal momento più doloroso dell’estremo addio alla persona defunta. Infatti,
  • La musica evita il silenzio eccessivo nelle fasi più dolorose del funerale: sebbene il silenzio sia importante nell’elaborazione del lutto, non è sempre tale durante il funerale, quando c’è il riconoscimento comunitario della perdita e il silenzio può creare varchi in cui si insinua il dolore, intenso e insopportabile;
  • La musica favorisce il raccoglimento: dove le parole non servono o non bastano, nei momenti di silenzio della funzione, la musica contribuisce a colmare i silenzi e allo stesso tempo evitare che qualcuno si avvicini per parlare o disturbare. Ascoltare la musica, aiuta tutti i presenti a concentrarsi e lasciarsi andare ai ricordi;
  • La musica agevola il pianto: il pianto durante i riti funebri non è negativo, ma una naturale valvola di sfogo. La musica come un balsamo può indurre alla commozione, non come banale esternalizzazione del dolore, ma come sollievo e sfogo per il dolore della perdita subita.
  • La musica avvicina e accomuna: i partecipanti a un funerale si riconoscono nella caducità della vita e nella sua fugacità, e la musica contribuisce a creare un senso di affiatamento, comunione e vicinanza ai familiari che hanno subito il lutto, nella consapevolezza che la morte è ineluttabile e non risparmia nessuno.
È evidente che la musica per i riti funebri deve essere sempre rispettosa delle sensibilità e deve saper trovare l’equilibrio armonico tra suono e silenzio, pieno e vuoto che rispecchiano gli stati d’animo delle persone in lutto.


Cenni sulla storia della musica sacra per i riti funebri


I Canti Gregoriani rappresentano la musica sacra per eccellenza, solenne, seria, importante, che concilia la meditazione e favorisce il silenzio e la contemplazione. La musica gregoriana è anche la più antica forma musicale di celebrazione, ivi inclusa la commemorazione della morte. Su ispirazione della musica gregoriana, nei secoli, molti musicisti si sono cimentati nelle scrittura di partiture dedicate all’estremo saluto, basti citare la nota Messa da Requiem di Mozart (tra l’altro, la sua ultima composizione) o la Messa in Requiem di Giuseppe Verdi (scritta per la commemorazione di Alessandro Manzoni, suo grande amico ed estimatore). Un genere musicale a volte prestato alle onoranze funebri è il jazz, ispirato alla musica funebre suonata durante i funerali di New Orleans dove si passa dalle note tristi a quelle allegre in un crescendo emotivo, svolgendo a pieno, e in modo diverso, alla funzione catartica e liberatoria della musica durante i funerali.

venerdì 5 maggio 2017

Cremazione animali, quanto ci costa



Se diverse persone ormai scelgono di cremare i propri congiunti defunti, questa pratica si sta pian piano affermando anche per gli animali da compagnia, cani o gatti che siano. Tutto questo sarebbe un ultimo gesto di gratitudine e cortesia per quegli amici a quattro zampe che hanno fatto compagnia per molto tempo, donando tanto affetto ai loro proprietari. In questi anni, così come per la cremazione a Roma o in altre località per gli esseri umani, sono sorte imprese in varie regioni che offrono servizi anche per animali. Questa pratica non differisce molto da quella che si effettua appunto per le persone, tuttavia necessita di una scelta fondamentale tra una cremazione collettiva o una singola.


Con la prima, si decide di far cremare il proprio animale assieme ad altri, con l'ulteriore svantaggio di non poterne ottenere indietro le ceneri, tuttavia ha l'indubbio vantaggio dei costi relativamente ridotti. La cremazione singola invece consente una procedura "personalizzata", con l'opportunità di poter avere indietro le ceneri, tuttavia i costi sono ben più alti e onerosi per coloro che la scelgono. Purtroppo spesso tale scelta è condizionata appunto dagli oneri economici che gravano sul proprietario. Andiamo comunque ad individuare, sia pur indicativamente, le tariffe che si potrebbero pagare per la cremazione di un cane o un gatto, tenendo presente che variano spesso da una regione ad un'altra e addirittura da una città all'altra.



Costi



Su questi tendono ad incidere naturalmente diversi fattori importanti: uno, come detto, è quella della scelta tra cremazione collettiva o singola, un altro è il peso dell'animale stesso. Incidono poi in misura minore le scelte di portare questo dal veterinario di zona oppure consegnarlo personalmente all'impresa specializzata e, ancora, di farsi restituire le ceneri. Con la cremazione collettiva, per gatti, cani ed animali di piccola taglia (tra i 5 ed i 10 kg) si parte dai 50-60 €, passando per 100 € di quelli di media taglia, per arrivare a superare i 150 € per quelli di grandi dimensioni (oltre 50 kg). Per una cremazione singola e personalizzata, invece, si parte dai 160-180 € per gatti, cani ed animali di piccola taglia, passando per i 250 € di quelli di medie dimensioni, per finire a superare i 300 € per quelli di grande taglia.


Alcune società, inoltre, offrono anche cremazioni particolari, con possibilità di assistere alla procedura, effettuare un rito o cerimonia di commiato, avere urne cinerarie personalizzate ed anche un Dvd del rito stesso. Le tariffe, in questo caso, crescono considerevolmente e partono dai circa 400 € per gatti, cani e animali di piccola taglia, per arrivare a toccare anche i 600 € per quelli di grandi dimensioni. A tutto ciò naturalmente si devono aggiungere, nel caso, anche i costi relativi al ritiro dell'animale presso il proprio domicilio (variabili intorno ai 50-80 €, in base alla distanza dalla sede dell'impresa specializzata), alla consegna delle ceneri tramite corriere ed alle spese per il veterinario e relative certificazioni.

  

giovedì 4 maggio 2017

Cucina, come diventare chef

L'Italia ha sempre avuto un'ottima reputazione internazionale a livello di gastronomia e ciascuna regione presenta un'antica tradizione culinaria unica e originale. Tutto ciò ha creato ottime basi, da un lato, per la nascita di eccellenti ristoranti e, dall'altro, per la crescita di cuochi o chef di altissimo livello. Non stupisce quindi che tanti di questi abbiano successo anche in ambito internazionale. Preparazione, passione, fantasia sono tra gli elementi che li hanno resi famosi, apprezzati e richiesti non solo dai grandi ristoranti ma anche da diversi locali, da quelli presenti nelle più celebri città europee fino a quelli di Milano o della Capitale, come può essere l'Os Club di Roma. Molti locali che non solo permettono di gustare le creazioni di questi cuochi, ma anche di poterli vedere all'opera da vicino e magari carpirne qualche segreto, grazie alla "stanza dello chef". Ma per coloro che volessero intraprendere questa strada, come lo si diventa? Celebrità, denaro, successo sono il frutto di tanti anni di sacrifici e studio, che si associano a doti personali.



Doti Personali

Per diventare chef innanzitutto bisogna possedere alcuni elementi caratteriali di base, come fantasia, pazienza, passione per il cibo e la cucina in generale. Se questi ultimi sono facilmente "reperibili", le prime spesso sono innate. La fantasia è importante per creare sempre nuovi piatti originali, mai banali o consueti, ed aiuta nel trovare sempre nuovi sapori da abbinare o ingredienti da mescolare. A tutto questo si deve aggiungere anche la pazienza, soprattutto nella preparazione delle diverse pietanze, che richiedono tempo appunto e la cura necessaria per poi riuscire ad ottenere il risultato desiderato, quindi un piatto buono e apprezzato. Se si posseggono queste doti, allora si ha una buona base di partenza per intraprendere questa carriera.  

Studio

Se alcuni sono chef "per caso", avendo iniziato a studiare e lavorare in tutt'altro settore, per poi scoprire successivamente la passione per la cucina, la maggior parte di essi invece possiede alle spalle anni di studio specialistico. Questo può iniziare frequentando gli istituti alberghieri, scuole superiori diffuse in tutta la Penisola, che prevedono nel loro corso di studi anche la specializzazione come operatore di cucina. Conseguito il diploma, si può scegliere di frequentare poi l'università (diverse sedi prevedono dei corsi di laurea che permettono di approfondire le proprie conoscenze in tale ambito) oppure scuole di alta cucina o accademie, che spesso abbinano allo studio teorico anche esperienze dirette tra i fornelli per i loro studenti.

Esperienza

Se alle doti personali di partenza si è abbinati lo studio, adesso non resta che cominciare a fare l'esperienza necessaria "sul campo". In questo caso, la si può iniziare in diversi ambienti: in ristoranti, in cucine di alberghi, sulle navi. Dapprima cercando di apprendere dagli chef più anziani i "segreti" del mestiere, per poi pian piano cominciare a dare il proprio pizzico di originalità e cercare di distinguersi. Doti, capacità, studio, esperienza e un pò di fortuna potranno alla fine far diventare delle star della cucina.

lunedì 19 dicembre 2016

Indice vix e il trading online

Il trading online è la nuova forma di investimento finanziario di questa epoca moderna. Investire in rete, facendo operazioni finanziarie online significa, appunto, investire nel trading online. C’è chi ne parla come della grande opportunità di questo secolo, chi invece descrive il fenomeno trading online come la bestia nera del millennio. Tra ricchezza e truffa, però, c’è la possibilità di farsi un’idea più equilibrata e intermedia in merito all’argomento. È importante capire che il trading online costituisce, sì, una grande chance per investire qualche risparmio sui mercati finanziari in rete e quindi, magari, per guadagnare qualcosina, ma, nello stesso tempo, come ogni operazione economica, va gestita in modo preciso, secondo certe regole e meccanismi. È quindi necessario che a occuparsi di trading online sia una persona informata e magari esperta di finanza online, un novellino potrebbe facilmente cadere in una truffa o non tener conto di determinati fattori “negativi” che possono in qualche modo causare una perdita economica o comunque un investimento fallimentare.
Uno di questi fattori è la cosiddetta volatilità. Questo significa che i mercati finanziari non sono, purtroppo, stabili, non hanno cioè un andamento uniforme e coerente, ma possono cambiare strada all’improvviso, magari influenzati dall’annuncio di un capo di Stato o di un’operazione finanziaria globale. Per questo è stato necessario confezionare uno strumento ad hoc che consentisse ai trader online di imparare a gestire il tasso di rischio e volatilità della finanza online. Questo strumento è l’indice vix, anche detto indice della paura, perché spesso la maggiore o minore volatilità dei mercati finanziari corrisponde alla sicurezza economica, ma anche sociale e politica, di determinati mercati. Attraverso l’indice vix, la volatilità e quindi il grado di rischio delle operazioni che verranno fatte in rete si abbassano notevolmente o, comunque, si possono tenere sotto controllo, salvo grandi accadimenti improvvisi, come la morte di un capo di Stato o un attacco terroristico. È interessante, infatti, capire quanto l’attualità condizioni in modo forte e stringente l’andamento dei mercati finanziari. Un momento di particolare paura e tensione collettiva in un determinato Paese produrrà un clima di paura e terrore anche sui rispettivi mercati finanziari. Quindi è bene sapere che l’indice vix, utilizzabile quindi nel trading online, sia uno strumento utile salvo casi eccezionali.

Dunque, tramite questo strumento, il trader ha una sorta di termometro della paura dei mercati finanziari in un determinato momento, potendo quindi fare una stima approssimativa ma piuttosto calzante sull’andamento che ne seguirà, in positivo o in negativo. In pratica, l’indice vix viene “disegnato” come un grafico proprio per seguire l’andamento, spesso poco lineare, dei mercati.